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Nemmeno un giorno
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Ferrara, Antonio - Sgardoli, Guido

Nemmeno un giorno

Milano : Il Castoro, 2014

Abstract: "Una parte di me, una parte che non voglio ascoltare, mi sta dicendo volta il muso della macchina, Leon, volta il muso e tornatene indietro. Ma l'altra parte di me dice di no, che non sarebbe onorevole tornare così, che vorrebbe dire ammettere di aver sbagliato tutto, di non aver capito niente". Leon ha il fuoco sotto i piedi. Non può restare in Italia, in quella città, con quella famiglia che non è la sua: Leon è stato adottato, e anche se i nuovi genitori sono brave persone, ha bisogno di tornare a casa, di ritrovare il suo passato. È minorenne ma sa guidare. La macchina del padre adottivo è lì che lo aspetta. Basta girare la chiave e via. Leon parte. Tra musica, rabbia, paure e nuovi incontri, il suo viaggio sarà diverso da come si aspettava. E lo costringerà a chiedersi chi e cosa è davvero importante. Età di lettura: da 12 anni.

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Angela Gigni
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“…mentre andavo ho ascoltato la tua musica, e con la musica ho capito che anche tu sei stato ragazzo come me, anche se adesso di anni ne sono passati e tu non assomigli più a un ragazzo, e che non te lo sei più scordato. E scommetto che le tue scemate le hai fatte pure tu e magari peggio delle mie!"

Ci resta subito simpatico Leon, il ragazzino protagonista che parte alla guida di un’auto di grossa cilindrata per andare a trovare la sorella Ewa lontano, nel paese che un giorno ha lasciato per raggiungere i genitori adottivi in Italia.
Scritto in prima persona, il racconto corre veloce come l’Audi del padre e nel buio della notte si infilano uno dietro l’altro chilometri e pensieri. E’ un viaggio per un paese lontano e per uno … vicino, la propria testa e i sentimenti più nascosti, e al termine Leon avrà chiaro che cosa conta davvero:

“penso che forse padre non è chi ti ha fatto nascere, no. Forse padre è chi ti veste, ti dà da mangiare, ti insegna a fare le cose, ti sta accanto. Sempre e comunque”
“Lo stereo continua a ripetere fortunate son. E io sorrido, pensando che forse lo sono davvero. Sono un figlio. E sono fortunato”

Perché leggerlo? Perché è una storia ben costruita, che si legge bene, con capitoli brevi e uno stile brillante e asciutto.

Angela, Biblioteca di Quarrata

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