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Lo zen e il tiro con l'arco
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Herrigel, Eugen

Lo zen e il tiro con l'arco

Milano : Adelphi, c1975

Abstract: Questo piccolo libro è un illuminante, lucido e utile resoconto, scritto da un occidentale, di come un occidentale possa avvicinarsi allo Zen. Un professore tedesco di filosofia, Eugen Herrigel, vuole essere introdotto allo Zen e gli viene consigliato di imparare una delle arti in cui lo Zen da secoli si applica: il tiro con l'arco. Comincia così un emozionante tirocinio, nel corso del quale Herrigel si troverà felicemente costretto a capovolgere le sue idee, e soprattutto il suo modo di vivere. All'inizio con grande pena e sconcerto. Dovrà infatti riconoscere prima di tutto che i suoi gesti sono sbagliati, poi che sono sbagliate le sue intenzioni, infine che proprio le cose su cui fa affidamento sono i più grandi ostacoli: la volontà, la chiara distinzione fra mezzo e fine, il desiderio di riuscire. Ma il tocco sapiente del Maestro aiuterà Herrigel a scrollarsi tutto di dosso, a restare vuoto per accogliere, quasi senza accorgersene, l'unico gesto giusto, che fa centro quello di cui gli arcieri Zen dicono: Un colpo, una vita. In un tale colpo, arco, freccia, bersaglio e Io si intrecciano in modo che non è possibile separarli: la freccia scoccata mette in gioco tutta la vita dell'arciere e il bersaglio da colpire è l'arciere stesso.

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Leonardo Gai
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Tempo di lettura: 2 ore e mezzo
Un caro amico me ne ha consigliato la lettura, che mi ha aperto il mondo verso come viene vissuta la dimensione religiosa, o più propriamente quella spirituale, nell'Estremo Oriente ed in particolare in Giappone.
"Per essere veramente maestro nel tiro con l'arco la conoscenza tecnica non basta. La tecnica va superata, così che l'appreso diventi un'arte inappresa, che sorge dall'inconscio. Nel caso del tiro con l'arco questo significa che il tiratore e il bersaglio non sono più due cose contrapposte, ma una sola realtà...Ma questa condizione di inconsapevolezza egli la raggiunge solo se è perfettamente libero e distaccato da sé, se è tutt'uno con la perfezione della sua abilità tecnica"
"La diversità caratteristica tra lo Zen e tutte le altre dottrine religiose, filosofiche o mistiche è il fatto che lo Zen non esce mai dalla nostra realtà quotidiana e che, nonostante tutta la gamma delle sue applicazioni e della sua concretezza, ha in sé qualcosache lo pone fuori dalla contaminazione e del tumulto del teatro del mondo”
“Zen è la coscienza quotidiana ...dormire quando si è stanchi, mangiare quando si ha fame” mantenendo l’ìincosapevolezza originaria di quando eravamo bambini.
“Dobbiamo ridiventare come bambini, attraverso lunghi anni di esercizio nell’arte di dimenticare sé stessi”
Quando l’uomo ha raggiunto questo grado di sviluppo spirituale, è un maestro Zen della vita”
“Ma l’opera interiore consiste in questo: che da quell’uomo che è, da quel Sè che si sente e sempre si ritrova, egli diventi materia per una educazione e una formazione al cui termine sta la maestria… Il maestro non cerca più, trova”

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