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Gli ultimi messaggi del Forum

Madame Clicquot e il gusto dello champagne - Susanne Popp

Wow per l'ennesima volta con la bravura narrativa ho conosciuto una donna fantastica,che ha fatto della sua vita la causa per essere un'imprenditrice superba dello champagne. Barbe la nostra protagonista e donna realmente esistita è tenace, sognatrice una madre decisa. Nel XIX secolo per le donne le difficoltà erano molte e ogni impresa eta difficile e meritata.
Ah ho dimenticato la parte più bella, dov'è nato champagne Veuve- Clicquot In Francia appunto nella zona di Reims. Che vita avventurosa e longeva decisamente da leggere e tramandare

Il buio oltre la siepe - Harper Lee

Il titolo originale era "Uccidere un tordo beffeggiatore": l'uccisione del tordo viene dipinta nel romanzo (l'animale compare anche in copertina) come non motivata da reali necessità. Ed è anche un riferimento al processo che si svolge nella seconda parte, all'insensatezza gratuita di certi comportamenti e anche agli insegnamenti di Atticus, il padre, che invita sempre i suoi due figli a rispettare chi è più fragile e indifeso.

La voce narrante è quella della piccola Scout, una bambina che all'inizio della vicenda ha appena sei anni e vive, orfana di madre, con il padre, il fratello e la governante Calpurnia. Il periodo di riferimento sono gli anni Trenta, tempo della Grande Depressione che sconvolse l'economia mondiale e l'ambientazione è una cittadina dell'Alabama dove la vita scorre tranquilla, dove ognuno ha il suo ruolo e il suo posto preciso all'interno della società, distanti al punto giusto: i bianchi, i neri, i nullafacenti, i poveri. Quando suo padre viene nominato avvocato difensore di un giovane ragazzo nero, molti in città iniziano a disprezzare lui e i suoi figli, addirittura i loro parenti non si spiegano perché Atticus abbia accettato tale incarico. Il processo è interessante ma esacerbante fino al ridicolo, soprattutto il verdetto della giuria visto che i fatti sono così chiari che anche i bambini riescono a comprendere come siano veramente andate le cose. Ho trovato bellissimi i contrasti tra la moralità delle persone perbene, l'etica innocente dei bambini, la semplicità delle persone umili e tenerissima la naturalezza con la quale Atticus guida con mano sicura e gentile i propri figli verso la giustizia.

Questo romanzo dalla prosa scorrevole e ricercata (la scelta delle parole non è mai casuale) mette in mostra un dramma gravissimo, che si ripresenta anche oggi a distanza di molti anni, e lo fa con una narrazione semplice eppure mai scontata, sempre coinvolgente, mai pesante e ci regala una lettura emozionante che graffia il cuore mentre ci accarezza l'anima.

Lettera a un bambino mai nato - Oriana Fallaci

Mi avvicino in punta di piedi a questa donna, la giornalista più influente e controversa del XX secolo che, con la sua vita straordinaria, ha esplorato e documentato un mondo dominato da figure maschili, cercando sempre e solo la verità.

Questo libro è la storia di una scelta, quella di ogni donna di fronte alla maternità che non è solo un diritto o un dovere, ma appunto una scelta che arriva a limitare e erodere ogni libertà della madre e allo stesso tempo donarle una nuova vita; ma é anche una riflessione carica d'amore e di tenerezza, un monologo tra una madre e un feto che si sta formando, mentre sullo sfondo si stagliano e prendono posizione il padre biologico, l'amica femminista, la dottoressa progressista, un datore di lavoro egoista e un medico conservatore. Figure che poi, alla fine del testo, si ergeranno come giudici.

Troverete in questo libro, di chiara matrice autobiografica, tutta la forza della scrittura della Fallaci accompagnata da una testimonianza sentita e sofferta, dove Oriana vuole trasmettere un unico messaggio: che la maternità sia una scelta consapevole che abbia rispetto della vita, non solo di quella del bambino.

"Lì per lì ti abbaglierà, ti spaventerà, ma presto diverrà un'allegria di cui non potrai fare a meno".

Nei tratti in cui si lascia andare agli insegnamenti a questo piccolo essere che si sta formando dentro di lei, il monologo diventa struggente e tenerissimo, un inno alla vita che, anche se a volte è infelice, vale sempre la pena di essere vissuta perchè "nulla è peggiore del nulla".

Il fascino che accompagna questa donna nasce dal coraggio e dalla fierezza che sembrano vestirla, dalle contraddizioni che in lei si fondevano (dedita al progresso eppure così ancorata al passato), dal suo femminismo virile che la faceva predatrice in guerra e preda in amore. Non la si poteva etichettare: l'unica religione che lei professava era la ricerca della verità.

In questo testo, oltre a una scrittice incredbile e a una giornalista inimitabile, si mostra come una donna: coraggiosa, incorruttibile e assolutamente unica.

Mille splendidi soli - Khaled Hosseini

Per chi lo conosce, sa che si assorbe per osmosi, che si soffre, si prega, si scongiura e ci si arrabbia nel corso di molti capitoli per le due donne protagoniste, Mariam e Laila. Andando avanti con la lettura, viene quasi spontaneo chiedersi come sia possibile, dopo centinaia di anni, che le regole dei talebani stiano ancora in piedi e come mai nascere donna in ancora troppe parti del mondo continui a essere una maledizione.

Per quale motivo la donna nasce senza diritti ma con solo doveri? Perché deve essere considerata poco più di un animale da cortile e può essere percossa, incarcerata, sfigurata dal padre o dal marito senza motivo (ricordiamoci bene però che non c'è e non ci sarà mai un motivo abbastanza valido per permettere che un essere umano violenti, percuota, imprigioni o mutili un altro)? Perché il suo piacere intimo, fisico e mentale deve essere sconosciuto e di nessun valore quando l'uomo è autorizzato a soddisfare sempre e comunque il proprio?

"Perché una società non ha nessuna possibilità di progredire se le sue donne sono ignoranti".

In Italia la condizione della donna è diversa. La scuola, le scelte, i progetti non sono limitanti per il sesso femminile. Così come la maggior parte dei lavori. Una donna è libera di sposarsi, di sbagliare, di separarsi, di licenziarsi e cercare un altro lavoro tanto quanto un uomo. Eppure...

Qualche giorno fa ho letto un sondaggio. Si chiedeva alle donne cosa avrebbero temuto di più se si fossero trovate sole in un bosco: un orso o un uomo. La maggioranza è andata alla seconda opzione. Siamo in una parte del mondo democratica, in continua lotta per la parità di diritti, eppure c'è sempre chi si sente legittimato a profanare un altro corpo.

Ogni volta che si rilega una donna in casa o alla cura dei figli, come se fosse nata solo per quello, perdiamo una battaglia; ogni volta che si mette in discussione una violenza subita, perdiamo una battaglia; ogni volta che la donna si considera l'anello debole, perdiamo una battaglia; ogni volta che crediamo che una donna venendo al mondo debba subito iniziare a lottare per conquistarsi i diritti che al sesso maschile con una semplicità assoluta spettano, perdiamo una battaglia. Incoraggiamoci invece l'un l'altro a promuovere ogni giorno l'uguaglianza di genere, riscoprendo quotidianamente il nostro ruolo decisivo e la nostra responsabilità nel fermare la violenza. Di ogni tipo.

Il testo di Hosseini è bellissimo, racconta una storia emozionante e la forza di due donne descritte in maniera magistrale. Prosa splendida, linguaggio semplice e diretto, assolutamente da leggere.

La donna dal kimono bianco - Ana Johns

"La donna dal kimono bianco" di Ana Johns, ambientanto per la maggior parte in Giappone, ci porta in una dimensione sospesa, onirica eppure estremamente reale dove gli ingredienti per tenere il lettore incollato alle pagine ci sono tutti: un amore contrastato, la ricerca della verità, l'onore, i pregiudizi, la bellezza della cultura orientale, la diversità, ma anche la rabbia per i sogni e i diritti calpestati della donna dal kimono bianco.

E anche i personaggi sono ben delineati: scoprirete l'estrema dolcezza della madre di Naoko, la sapiente pazienza di Satoshi e l'insopportabile testardaggine degli uomini soffocati dal patriarcato e da concetti disumani senza fondamento. L'autrice presta una particolare attenzione alla terminologia giapponese in modo che ogni modo di dire e ogni tradizione ci venga proposta e trasposta in un luogo più vicino alla nostra concezione occidentale delle cose.

"Il dolore e la felicità non passano. Scavano nel profondo e diventano le nostre ossa. Ci reggiamo sulle loro gambe incerte, cercando di mantenere l'equilibrio quando non c'è. C'è soltanto l'amore. Soltanto la verità."

Quando un libro ci svela fatti storici non raccontati sui libri di storia, ci si sente enormemente arricchiti. Ana Johns affronta le tematiche delle unioni interraziali, della maternità, dell'abbandono e della sorellanza alla fine degli anni '50. Benchè il racconto sia inventato, è estremamente verosimile.

Dall'unione tra militari americani e donne giapponesi nacquero più di diecimila bambini (prima, durante e dopo l'occupazione americana in territorio giapponese); questi mezzosangue furono emarginati, furono uccisi, furono vittime di superstizioni, furono rinchiusi in orfanotrofi e anche mai fatti nascere.

Trama intensa, emozionante; narrazione fluida; stile equilibrato. Assolutamente non potete perdervelo.

Passami il sale - Clara Sereni

Secondo me questa autrice merita sempre: figlia del senatore Sereni (già fondatore del Pci), ha sempre frequentato intellettuali, scrittori, personalità di spicco e personaggi politici; Giorgio Napolitano era un amico di famiglia. E frequentato le istituzioni con la dignità che l'ha sempre contraddistinta, sempre con lo sguardo rivolto ai più deboli, agli emarginati, alle donne.

Clara è stata una donna dalla vita a mosaico, costruita a tessere mal tagliate (come afferma lei stessa nel suo famoso "Casalinghitudine"), che sapeva accogliere, ascoltare, che era capace di mettere gli altri a proprio agio; una scrittrice dalla mente lungimirante e dall'intelligenza acuta, sempre disponibile, sempre accorta.

La troverete così in questo testo, attenta ai progetti, a seguire i suoi impegni con responsabilità e con tanta, troppa dignità; una donna vicesindaco che non sa tacere di fronte alle ingiustizie, che si dilania l'animo quando si trova impossibilitata a soddisfare i bisogni di chi bisognoso lo è veramente.

Clara Sereni fu vicesindaco dal 1995 al 1997 a Perugia, la sua città, dove viveva con il marito e con Matteo, un figlio disabile. In questo libro ci parla della sua elezione, del suo entusiasmo, dei ritmi serrati delle sue settimane in balia di consigli comunicali, di tante cose taciute, di una famiglia da gestire e dei numerosi ruoli che una donna che decide di fare politica deve rivestire. E poi troverete la cucina che, come in "Casalinghitudine", riempie gli spazi, trova assonanze, dona respiro e ristoro.

In questo diario la Sereni non si innalza, non si loda, anzi denuncia più facilmente le sue disfatte delle sue vittorie. Ma inevitabilmente vince: la sua figura di donna dignitosa, delicata e profonda domina dappertutto; la sua umanità impregna ogni pagina e insegna, come sempre, molto a chi vuole imparare.

Cercate i libri di Clara Sereni, leggeteli; non ne sarete delusi. Buona settimana cari amici, il nostro prossimo appuntamente è martedì prossimo con Ilaria. Non potete certo mancare.

R: A ciascuno il suo - Leonardo Sciascia

Sciascia nacque nel 1921 in provincia di Agrigento, studiò a Caltanissetta all'Istituto Magistrale dove ottenne, a vent'anni, il diploma di maestro elementare. Iniziò così la sua carriera, però dedicandosi contemporaneamente all'attività letteraria: pubblicò scritti critici arrivando a rappresentare una delle menti più lucide e anticonformiste della cultura italiana ed europea del secondo dopoguerra. Scrisse prevalentemente libri brevi che rappresentarono e rappresentano anche oggi una via di mezzo tra l'inchiesta e il racconto, intrisi di realismo critico, ambientati nella realtà siciliana dominata dalla presenta opprimente della mafia.

Sciascia dimostra quanto la letteratura possa essere uno strumento di affermazione della conoscenza e della libertà riuscendo a fare piena luce su vicende oscure (seppure i suoi libri suscitassero grandi polemiche, si affermò anche a livello internazionale come intellettuale inquieto e controcorrente).

Nel testo "A ciascuno il suo", edito nel 1966 ma ancora attualissimo, l'autore usa la struttura del giallo per raccontare l'indagine portata avanti dal professor Laurana, ispirandosi all'assassinio del commissario di pubblica sicurezza di Agrigento (Cataldo Tandoy).

Non ho intenzione però di rovinarvi la bellezza di questa lettura anticipandovi qualcosa. Vi voglio però copiare la lettera che Italo Calvino, entusiasta della lettura, inviò alla lontana Racalmuto nel novembre del 1965: “Ho letto il tuo giallo che non è un giallo, con la passione con cui si leggono i gialli, e in più il divertimento di vedere come il giallo viene smontato, anzi come viene dimostrata l’impossibilità del romanzo giallo nell’ambiente siciliano. È insomma un ottimo Sciascia, che si affianca al Giorno della civetta e lo supera, perché c’è più ironia […] Questa Sicilia è la società meno misteriosa del mondo: ormai in Sicilia tutto è limpido, cristallino: le più tormentose passioni, i più oscuri interessi, psicologia, pettegolezzi, delitti, lucidezza, rassegnazione, non hanno più segreti, tutto è ormai classificato e catalogato […] Tanto che speriamo ardentemente che nulla cambi, che la Sicilia resti perfettamente uguale a se medesima, così potremo al termine della nostra vita dire che c’è almeno una cosa che abbiamo conosciuto a fondo!”.

Una lettera di sessant'anni fa davvero emozionante, non credete? E il sodalizio tra i due non cessò: Calvino fu primo lettore e correttore dei suoi romanzi successivi (come La scomparsa di Majorana e Il contesto).

Leggete Sciascia: troverete una scrittura esemplare nello stile dalla semplicità espressiva, carica di ritmo e armonia, con una profondità di pensiero che vi ammalierà.

Miss Marple nei Caraibi - Agatha Christie

Miss Marple compare per la prima volta in un romanzo giallo di Agatha Christie nel 1930 e la ritroviamo in altri undici suoi libri. E' una signora anziana che non si è mai sposata e abita in un villaggio inglese, a St Mary Mead. Trascorre molte ore in giardino, è appassionata di birdwathcing, giardinaggio e lavoro a maglia. Ma il suo passatempo preferito, come ribadisce spesso, è la Natura Umana, così varia e affascinante. Complice il molto tempo libero, esercita con piacere tutti i suoi passatempi senza rinunciare a nulla.

Stranamente dal solito, in questo romanzo, la nostra signorina è in vacanza e mentre si gode la temperatura caraibica, inizia ad approfondire la conoscenza degli altri ospiti del Gold Palm Hotel.

Apprezzerete la descrizione della realtà attraverso gli occhi attenti e curiosi di Miss Marple: il baccano dell'orchestra che suona la sera, le persone strambe che incontra e le similitudini che riesce a trovare con gli abitanti del suo villaggio.

Un giallo sicuramente incalzante dove la nostra protagonista dalla parlantina instancabile, tra il mare cristallino e il sole incandescente, non perde un colpo e fa incastrare ogni indizio nel posto dove deve stare.

"C'è in voi molto di più di quanto non abbia notato a prima vista". Non crediate però di trovare una nonnina saccente e bigotta: assolutamente no! Anzi saprà dimostrarsi - anche come in questo caso dove il romanzo è moderno - saggia e tenace, ma soprattutto attendibile.

Agatha Christie è sempre una garanzia non credete anche voi? Sapevate che era disgrafica e per questo motivo dettava a voce gran parte delle sue opere? Fu nominata "Dama dell'Ordine dell'Impero Britannico" nel 1971 dalla Regina Elisabetta II che amava i suoi libri e li raccoglieva nella splendida libreria di Windsor.

L'usignolo dei Linke - Helga Schneider

Nel gennaio del 1945 le truppe dell'Armata Rossa commisero una lunga serie di atrocità contro i civili tedeschi: migliaia di donne furono violentate, mutilate e uccise; ma la ricerca storeografica è arrivata con ritardo sia per il silenzio indotto delle vittime, sia perché i crimini da punire erano ben altri. Eppure si parla indicativamente di due milioni di donne; gli stupri, spesso di massa, si protrassero fino al 1948, senza che venisse fatta distinzione alcuna tra soggetti deboli come donne inferme o disabili e categorie particolari come le suore. In molti casi venivano perpretate in gruppo, davanti a familiari e comunque all'aperto: le donne venivano umiliate, fatte denudare e poi stuprate ripetutamente fino allo sfinimento e alla morte. Successivamente i corpi nudi venivano oltraggiati ed esposti pubblicamente. La violenza colpì tutta la popolazione femminile dai dieci agli ottanta anni. Il terrore di queste prede facili nei confronti dei soldati era enorme; ossessionate, terrorizzate, quelle che sopravvivevano spesso si lasciavano poi morire perchè la violenza carnale uccideva la loro anima, le svuotava a tal punto che cadevano in uno stato catatonico, annichilite, incapaci di qualsiasi emozione.

Lo stupro è usato da secoli come arma di guerra: si tratta uno dei crimini meno riconosciuti, eppure è un delitto commesso da chi usa in modo illecito la propria forza per costringere un'altra persona a compiere atti sessuali contro la sua volontà. E' un grave crimine per la Corte Penale internazionale ed è condannato dall'Onu.

In "L'usignolo dei Linke", Helga Schneider riporta una testimonianza struggente e realistica delle difficoltà patite dai civili tedeschi nell'inverno del 1944/45 durante l'avanzata dell'Armata Rossa e dei crimini commessi dai carnefici polacchi assetati di vendetta. Un testo educativo e formativo, adatto per tutte le età.

Come zucchero sul pane - Sandro Bonaccorsi

un romanzo di formazione veramente interessante che desidero segnalarvi sia per lo stile narrativo che per la capacità che ha avuto l’autore Sandro Bonaccorsi, architetto e docente d’arte, di trasmettere al lettore le sensazioni, i profumi, le abitudini, di un epoca ormai passata.

“Come zucchero sul pane” è un racconto autobiografico, con cui Stefano ci racconta la sua infanzia fatta di giornate spensierate. Per divertirsi serviva veramente poco: una bicicletta, dei pattini, una canna da pesca; un quotidiano agli antipodi di molti bambini di oggi relegati a giocare con tv, tablet e cellulari.

Stefano descrive in modo dettagliato la campagna dove ha vissuto, l’amore per la natura, le avventure nei boschi, la curiosità verso gli animali, le giornate trascorse pescando e ci regala una tenera descrizione della nonna: sempre intenta a cucinare.

Arriva la grande nevicata del 1985 e il nostro giovane protagonista si diverte tantissimo in compagnia del migliore amico Dario a giocare con la neve.

Gli anni passano in modo spensierato sino alla morte del nonno che Stefano accetta dimostrando grande maturità. Con il tempo anche le amicizie cambiano, si trasformano, alcuni vecchi amici si allontano come spesso accade quando si cresce e si prendono strade diverse.

Ben presto arriva l’età dell’adolescenza e Stefano prova un sentimento nuovo, sconosciuto: l’amore. Tuttavia, l’età adolescenziale non è mai semplice e non lo è stata nemmeno per Stefano, ma riesce con forza e determinazione a trovare se stesso e spicca il volo.

Proprio allora decide di raccogliere quel fiore selvatico tanto temuto nell’infanzia: il dente di leone.

Pimpì oselì - Elena Gianini Belotti

Un testo interessante, dove troverete un'analisi curata e lucida della vita degli anni Trenta, vista dagli occhi di Cecilia, una bambina attenta e arguta, travolta dall'incredibile umanità e disumanità delle persone che la circondano e dall'ignoranza che impregna inesorabilmente tempi e luoghi.

Elena Gianini Belotti partecipò, nel 1960, alla Fondazione del Centro nascite Montessori a Roma: un luogo dove le donne venivano istruite e preparate al compito di essere madri rispettose dell'individualità del nascituro. Ne fu la direttrice per ben venti anni. Nel 2010 fu nominata in Quirinale Grande Ufficiale. E' deceduta da poco più di un anno, all'età di 93 anni.

La vorrei ricordare con alcune sue parole che secondo me la rappresentano molto e che ce la rendono cara, ma soprattutto che ci rendono l'idea di lei, del suo operato.

"Quello che ci siamo sentiti dire da bambini: lavati i denti, non ti sporcare, muoviti, stai fermo, non sudare, fai piano, non toccare, non correre, copriti, studia, ascolta, vai a letto, alzati; e quello che invece avremmo voluto sentirci dire: ti voglio bene, sono fiero di te, è bello stare insieme, mi piaci, sei felice, raccontami, ti ascolto, ho voglia di parlarti, hai paura, sei tenero, sei dolce". E – vorrei aggiungere – non si tratta forse delle stesse parole che desideriamo anche da adulti e ancora di più nell'età avanzata?

Judith Pinnock, una psicologa italo inglese, scrisse che "donne come Elena Gianini Belotti non scompaiono alla loro morte, il loro lascito è molto più di un'eredità, è il tessuto connettivo del nostro pensiero e del nostro agire. Ogni suo scritto è una pietra miliare per imparare a smascherare il patriarcato e per improntare le relazioni a una pedagogia basata sul rispetto e sul riconoscimento reciproco".

Trema la notte - Nadia Terranova

"Il terrore è dipinto sui loro visi, occhi stralunati, capelli in disordine, invece dei vestiti: cenci, coperte, lenzuola." Con queste parole un ufficiale della Marina Russa descrisse alla madre in una lettera l'orrore che gli si presentò dinnanzi. Alle 5:20 del 28 dicembre 1908 uno degli eventi sismici più catastrofici del XX secolo colpì Messina e Reggio Calabria. Durò 37 secondi; persero la vita metà della popolazione della città siciliana e un terzo di quella calabrese. E il maremoto, di impressionante violenza, che si riversò sulle zone costiere, calò il sipario definitivo su una sciagura senza precedenti. In un clima di morte e distruzione, terrore e desolazione, tra i superstiti, ci sono anche Nicola, ragazzino undicenne da anni legato a un letto in uno scantinato, e Barbara, una giovane donna incompresa dalla famiglia.

Un romanzo sorretto da una narrazione che si muove tra realismo spietato e momenti di straordinario raccoglimento interiore. E intriso di una fortissima umanità, a volte allo sbando, a volte imprevista e imprevedibile, fatta di violenza ma anche di sorellanza che grida il potere della cultura e l'immensità dell'amore, indispensabili per riscattare il futuro. Il futuro che appartiene a Barbara e Nicola, sgomenti della precedente esistenza, che declinano in modo diverso il concetto di libertà, inquinandolo con il senso di colpa per essere sopravvissuti. Con uno stile ricercato e sublime, l'autrice ci narra il loro percorso alla ricerca del proprio essere, di una nuova vita.

Una curiosità: ventidue capitoli sono intitolati ai nomi degli arcani maggiori dei tarocchi. Ogni capitolo reca in calce un'epigrafre con una breve spiegazione dell'arcano. Le citazioni provengono dall'opera di Anonimo, Meditazioni sui tarocchi e permettono al lettore di dare un significato esoterico e simbolico, come una sorta di oracolo narrativo prima di ogni racconto. Della stessa autrice, non perdete anche "Gli anni al contrario": straordinario!

Il secondo sesso - Simone de Beauvoir

Non vi fate impressionare dalla mole e non ponetevi un obiettivo di lettura, anzi sorseggiatelo di tanto in tanto, come ho fatto io, alternandolo con altri testi. Ogni frase, ogni pensiero, non hanno solo bisogno di essere letti, ma soprattutto di sedimentare.

"Nessuno è di fronte alle donne più arrogante, aggressivo e sdegnoso dell'uomo malsicuro della propria virilità".

Il saggio, pubblicato nel 1949, divenne quasi immediatamente una sorta di bibbia per il movimento femminista di tutto il mondo. Dopo una manciata di pagine appare lampante una constatazione: che gli uomini non mettono mai in dubbio i propri diritti. Platone ringraziava gli dei per averlo creato libero e subito dopo per averlo fatto uomo e non donna. Aristotele disse che "dobbiamo considerare il carattere delle donne come naturalmente difettoso e manchevole". E Pitagora che "C'è un principio buono che ha creato l'ordine, la luce e l'uomo, e un principio cattivo che ha creato il caos, le tenebre e la donna". Legislatori, preti, filosofi, dotti, scrittori: di uomini illustri che hanno teorizzato il disprezzo per la donna e la sua subalternità è pieno, con la volontà di metterla e mantenerla al suo posto di madre e custode del focolare domestico.

Nonostante fossero libere coscienze quanto gli uomini, le donne, nelle relazioni, furono condanndate per secoli all'immanenza e alla passività, considerate con forza e costanza come sesso inferiore a quello maschile. Secondo de Beauvoir, la donna doveva assolutamente prendere coscienza della propria condizione, assumersi il rischio della sua esistenza e diventare finalmente soggetto.

«Non dimenticate mai che è sufficiente una crisi politica, economica o religiosa per mettere in discussione i diritti delle donne».

Non possono bastare poche parole per raccontare un testo di così grande portata, per questo vi consiglio di comprarlo e di leggerlo. Sul matrimonio, sul tradimento, sul lavoro e la necessità della donna di lavorare, sulla fiducia nel proprio corpo e nel proprio io, sulle ideologie religiose, troverete perle di eccezionale logica e ne farete tesoro.

Il pensiero di Simone de Beauvoir ci insegna come affrontare la normalizzazione del male, ma soprattutto come non lasciarsi vincere dall’impotenza. L’inferno non sono gli altri. L’inferno è starli a guardare.

L'ultimo arrivato - Marco Balzano

Dal 1951 ai primi anni Sessanta, si calcola che furono oltre due milioni le persone che abbandonarono il Mezzogiorno per trasferirsi al Nord e anche all'estero. Partivano prevalentemente dalla Puglia, dalla Sicilia e dalla Campania; ma non si trattava solo di donne e uomini, spesso erano anche ragazzini di appena dieci anni con in tasca solo un indirizzo, quello di un parente o di un compaesano che lo avrebbe ospitato per un po', fino a che non sarebbe stato in grado di badare a sé stesso.

E' di questo argomento che parla Marco Balzano nel suo libro "L'ultimo arrivato", vincitore del premio Campiello nel 2015, di un fenomeno opaco e lacunoso della nostra memoria collettiva: la migrazione dei bambini che da soli partivano dal Sud in cerca di fortuna.

Troverete una scrittura che si adatta al lessico e alla sintassi del protagonista, il giovane Ninetto, che lo avvicina al nostro sentire, facendoci percepire le sue paure e comprendere certi suoi ragionamenti. Sentirete il sapore dell'acciuga, l'unico cibo con cui si nutriva in Sicilia, la stanchezza nelle gambe dopo il tanto pedalare, la rabbia per le ingiustizie subite, l'estrema disperazione, il degrado e la miseria che lo circondavano.

"Gli avrei chiesto come ha fatto a mettere insieme così tante parole intelligenti che pizzicano le corde dell'animo con una mano da chitarrista provetto. Come ha fatto a raccontare la mia storia raccontandone la sua".

Vi appassionerete a Ninetto pelleossa, alla sua bellezza primitiva candida e aggressiva e alle sue avventure. E farete forse anche voi la mia stessa riflessione: l'Italia ha un'anima mediterranea con un treno che viaggia con sofferenza dal Sud al Nord: "il treno che scende non è lo stesso che sale. E' un'altra storia. Quelle carrozze parlano chiaro, dicono vuoto è pure il paese dove si è diretti, vuoto di lavoro, di cose e vuoto pure delle persone che pensi di ritrovare e invece non ci stanno più".

Omero è stato qui - Nadia Terranova

“Sembra un posto come tanti altri, lo stretto di mare tra Messina e Reggio Calabria e invece è unico, è un territorio incantato e mitologico abitato da spettri e da giganti, da mostri greci e fate nordiche, da ninfe, nocchieri e sirene di ogni parte del mondo. Le sue coste sono vive e pulsanti. Il mare può essere nero, argenteo, azzurro o verdissimo a seconda delle ore e delle stagioni, abitato per metà da umani e per l’altra metà da creature fantastiche”.

La Terranova, con otto brevi racconti, narra storie popolari e mitologiche ambientate in quella striscia di mare che separa la Sicilia dalla Calabria: bellissime ragazze tramutate in mostri come nel caso di Scilla e Cariddi (ritenute colpevoli della complessa naviazione, quando invece le cause sono da attribuire alla presenza di promontori e all'incontro di diverse correnti marine); Mata e Grifo, due giovani con una storia d'amore impossibile fino al personaggio mitologico di Morgana, sorellastra di Re Artù.

Proprio da lei prende nome un curioso effetto ottico che si verifica in particolari condizioni climatiche lungo lo stretto: in queste occasioni possiamo osservare gli oggetti all’orizzonte come sospesi nel vuoto, al di sopra della superficie terrestre. Benché sia stato oggetto di numerose leggende nel corso del tempo, il fenomeno è da attribuire alla presenza di strati d’aria con temperature diverse, e quindi con densità diverse, che provocano la rifrazione della radiazione luminosa.