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Lezioni di politica sociale
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EINAUDI, Luigi

Lezioni di politica sociale

Torino : Einaudi, 1950

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Leonardo Gai
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Cari amici lettori, un libro che rappresenta una pietra miliare del pensiero liberale, anzi libero.
Il libro che tutti i cittadini ed in particolar modo i politici dovrebbero leggere per aumentare la loro consapevolezza e comprensione della società in cui vivono.
E risulta anche molto utile per gli studenti, illustrando in modo semplice ed efficace concetti anche impegnativi, quali l’economia ed i suoi principi (come si formano i prezzi in un mercato, la legge dell’offerta e della domanda, se e quando è necessario che il legislatore intervenga per prevenire o eliminare i monopoli artificiali e come far sì che i monopoli naturali siano servizi pubblici, ecc.)

L’ECONOMIA
“La scienza economica non è una scienza di quel che deve essere – compito proprio della morale e della politica – ma di quel che è. Essa analizza quel che è scomponendolo nei suoi elementi essenziali, sì da trarne luce per illuminare gli effetti di eventuali proposte di riforma; ma il punto di partenza è sempre l’analisi di qualche aspetto della realtà”

IL GOVERNO D’IMPRESA
“L’impresa economica non può essere governata, se si vuole la sua persistenza, ossia se si vuole che non fallisca, per elezione a suffragio universale: ma richiede il governo monarchico o quello aristocratico di un corpo di uguali”

IL DOMINUS DEL MERCATO
“Il re del mondo economico, in un libero mercato, è il consumatore ed egli ha, ministro ubbidiente, esecutore fedele dei suoi ordini, il prezzo. … Le perdite e i fallimenti sono uno strumento per eliminare dal governo economico i ministri incapaci od infedeli ben più efficace dei plebisciti o delle votazioni parlamentari. La loro forza è lenta, ma inesorabile.”

ALTRE PILLOLE DI SAGGEZZA
“Bene massimo fra tutti in un paese è l’indipendenza della magistratura, sola garanzia di giustizia che è fondamento dei regni”

“La società ideale non è una società di gente uguale l’una all’altra; è composta di uomini diversi, i quali trovano nella diversità medesima i propri limiti reciproci. La società ideale si compone di gente che comanda e di gente che ubbidisce, di uomini al soldo altrui e di uomini indipendenti. … Non esiste una regola teorica la quale ci dica quando la diversità degenera nell’anarchia e quando l’uniformità è il prodromo della tirannia.”

“La libertà, che è esigenza dello spirito, che è ideale e dovere morale, non abbisogna di istituzioni giuridiche che la sanciscono e la proteggono … La libertà esiste, se esistono uomini liberi, muore se gli uomini hanno l’animo di servi. … Non dalla società la quale circonda l’uomo viene la libertà; ma dall’uomo stesso.

CONCLUSIONI
Con le parole di Einaudi: “Così pure possiamo e perciò dobbiamo far sì che il mercato utilizzi le sue buoni attitudini a governare la produzione e la distribuzione della ricchezza entro certi limiti, che noi consideriamo giusti e conformi ai nostri ideali di una società, nella quale tutti gli uomini abbiano la possibilità di sviluppare nel modo migliore le loro attitudini, e nella quale, pur non arrivando alla eguaglianza assoluta, compatibile solo con la vita dei formicai e degli alveari – che per gli uomini si chiamano tirannidi, dittature e regimi totalitari – non esistano diseguaglianze eccessive di fortune e di redditi. … Dobbiamo perciò cercare di essere uomini consapevoli, desiderosi di venire illuminati e di istruirci e dobbiamo, in una nobile gara, tendere verso l’alto. … Lo potremo se vorremo.”

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