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Vita, morte e miracoli di Bonfiglio Liborio
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Rapino, Remo

Vita, morte e miracoli di Bonfiglio Liborio

Roma : Minimum fax, 2019

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È un bel romanzo questo scritto da Remo Rapino, il romanzo che non ti aspetti, ma che trascina e coinvolge piano piano in una storia di per sé ordinaria, scritta in modo straordinario. È la lingua la vera protagonista, un dialetto del centro-sud Italia, di una non precisata cittadina che l'autore in alcune interviste ha però esplicitato essere la sua città cioè Lanciano. Un idioma svelato da un glossario, che aiuta a capire meglio alcune parole, anche se il loro significato è facilmente intuibile a differenza del siciliano dei romanzi di Camilleri che richiede uno sforzo più importante. Quanta ricchezza nella lingua italiana che anche dai dialetti trae la molteplicità dei suoi vocaboli, una meraviglia che lascia stupiti.
Bonfiglio Liborio narra in prima persona la storia della sua lunga esistenza che attraversa quasi per intero il '900 e approda al primo decennio del 2000. È anche questa una magia: il secolo scorso si srotola davanti a noi, attraverso gli occhi di Liborio riviviamo e ricordiamo con lui periodi che sono stati anche nostri, lo sguardo limpido e l'animo puro di quest'uomo ci incanta, le sue traversie ci commuovono, il fluire ininterrotto dei suoi pensieri ci travolge. Leggendo, i periodi sono lunghissimi e raramente troviamo un punto, perciò è difficile fermarsi. Faticoso penserete, ma assolutamente confacente allo stile e alla natura di questo personaggio. Le frequenti sgrammaticature, non devono scandalizzare: chi narra è una persona semplice, che ha frequentato solo la scuola elementare, con piacere e con profitto, la sua infanzia e la giovinezza sono state dure, condizionate dall'abbandono del padre prima ancora della sua nascita, dalla precoce scomparsa della madre, e dal secondo conflitto mondiale. Un giovane considerato una 'cocciamatta' e che diviene ben presto un emarginato, nato in una serata di pioggia torrenziale, di tuoni e fulmini nell'agosto del 1926. Liborio da subito percepisce i 'segni neri' su di sé che lo accompagneranno e segneranno la sua lunga esistenza, contribuendo a fare di lui un uomo ai margini della società, porterà incisi nell'animo la discriminazione e la derisione del prossimo e quando proverà a ribellarsi si apriranno per lui le porte del manicomio.
Un profondo senso di umana fragilità permea tutto il romanzo, tanta la saggezza che è propria dei semplici, di chi sa accettare ciò che non si può cambiare, e dirompente e straordinaria diviene questa forza che lo guida e lo sostiene.

..."la vita pure di mancanze è fatta, per i ricchi, per i poveri, per i normali, e per gli svalvolati...così campavo di ricordi e me li facevo bastare e avanzare"...

Meravigliosi gli ultimi capitoli, toccante e coinvolgente il finale.Leggetelo questo romanzo e lo amerete, premio Campiello meritatissimo a mio modesto avviso.
All' inizio di ogni capitolo, brevi citazioni anticipano ciò che ci troveremo a leggere insieme agli anni in cui si svolge la trama.

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