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Scalfari, Eugenio <1924->

L' amore, la sfida, il destino

Torino : Einaudi, 2013

Abstract: Al tavolo dove si gioca la nostra sorte, siedono Eros, signore dei desideri; Narciso, simbolo dell'amore che ciascuno ha per se stesso; il Destino, la fatalità contro cui niente possiamo; Edipo, la trasgressione. E infine la Morte, al nostro fianco da sempre, anche se non sappiamo quando e come verrà. Concludendo un percorso cominciato nel 1994 con Incontro con Io e proseguito fino a L'uomo che non credeva in Dio, Per l'alto mare aperto e Scuote l'anima mia Eros, Eugenio Scalfari mette ora al centro della sua riflessione la partita della vita, e le regole complesse con cui si alternano al gioco gli istinti, i sentimenti, la coscienza ragionante, la nostra identità. I momenti autobiografici, le narrazioni, gli incontri, i ricordi, sono sempre sorretti da un'inesauribile tensione intellettuale e filosofica ma capaci di aprirsi, ora piú che mai, anche alle passioni e agli slanci, persino alla malinconia. L'amore, la sfida, il destino è un viaggio dentro e fuori di noi, alla scoperta del sé e dell'altro, guidati da un Io che è l'unico possibile testimone diretto dell'esperienza.

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Leonardo Gai
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Tempo di lettura: 3 h e mezzo
Le domande di un laico alla ricerca del senso della vita, in un libro che chiude un percorso introspettivo dell'Autore, che inizia con "Incontro con Io" ed arriva dopo altri 5 libri. Alla partita della vita partecipano "Eros, il Signore dei desideri, Narciso, l'amore verso di sé, il Caso, la fatalità, Edipo, la trasgressione. E infine la Morte". Ed il nostro io che durante il proprio cammino si fa sedurre dall’uno piuttosto che dall’altro, oppure rimane condizionato dal Caso, fino all’incontro finale con la morte.
"Le partite sono diverse una dall'altra perché l'io è sempre diverso e non solo: lo stesso io si modifica col passare del tempo, non è mai lo stesso e questo è il fascino della consapevolezza: che tu giochi e al tempo stesso ti vedi giocare"
"Le altre specie viventi soddisfano i loro istinti primari e i bisogni che ne derivano. Sono bisogni e istinti ripetitivi, coatti. I nostri no. I nostri evolvono, sono creativi e questo è il dono che ci fa la morte ad ogni istante, mentre segue implacabilmente la nostra partita… L'arte, la letteratura, la musica, la poesia; più in generale le creatività fanno parte delle armi che abbiamo per combattere la morte… La fede in una vita d'oltretomba è l'esigenza più consolatoria che vi sia ed ha l'aspetto positivo di stimolare l'amore verso gli altri oltre che verso se stessi."
"La fantasia di cui è dotato l'uomo gli ha consentito di inventarsi Dio e al tempo stesso Lucifero. E poiché è lui ad averli inventati, si è concesso anche la libertà di scegliere fra di loro; scegliere di volta in volta, mai per sempre.”
Il motivo per cui Ulisse rinuncia all’immortalità offertagli da Circe e Calipso risiede proprio in questo: “Odisseo sa che l’Immortale è ripetitivo, la sua potenza è ripetitiva, da questo punto di vista più simile all’animale che all’uomo. Come “l’Ulisse di Dante ricorda ai suoi compagni dell’ultimo viaggio senza ritorno: “fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza”. Questa è la motivazione e chi a questo riesce ad arrivare ha vinto la partita della vita”

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