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Il club dei matematici solitari del prof. Odifreddi
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Il club dei matematici solitari del prof. Odifreddi

Milano : Mondadori, 2009

Abstract: Nel loro album Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band i Beatles cantavano: Tenterò, con un piccolo aiuto dei miei amici. Riuscirò, con un piccolo aiuto dei miei amici. Con un piccolo aiuto dei suoi amici, il professor Odifreddi ha radunato attorno a sé un Club di matematici solitari che sono saliti sul palcoscenico non per suonare, ma per esibirsi in due festival di matematica, dove sono stati acclamati da folle fino ad allora riservate ai divi della musica. Questo libro riporta alcune delle performance dei membri del Club e registra alcune delle loro improvvisazioni, in assolo o in duetto, orchestrate e dirette dal capobanda. Benché solitari, i membri del Club costituiscono una titolata compagnia, composta da sei premi Nobel (uno per la letteratura, due per la fisica e tre per l'economia), tre medaglie Fields e due premi Templeton (gli analoghi del Nobel per la matematica e per la religione), un campione del mondo degli scacchi e varie altre menti straordinarie. Quanto alla qualifica di matematici loro attribuita, va presa cum grano salis. Alcuni lo sono di professione, e ai massimi livelli. Altri lo sono di applicazione, perché usano la matematica nelle rispettive discipline. Altri lo sono di elezione, e manifestano con la loro presenza la sostanziale unità delle due delle due culture, umanistica e scientifica. La matematica esce da queste pagine come una disciplina in grado di mediare fra scienza e umanesimo, lontana dall'immagine noiosa e pedante che ne viene spesso offerta.

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Leonardo Gai
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Tempo di lettura stimato 4 ore e mezzo
Odifreddi mi ha sempre affascinato, lo trovo una mente non banale. Per questo ho acquistato e tentato di leggere questo libro, che è un'apologia della matematica e delle sue infinite applicazioni. Non sono riuscito a finirlo, perché è apprezzabile a mio avviso solo da appassionati della matematica.
"Alcuni matematici sono uccelli, altri sono rane. Gli uccelli volano alto nell'aria e scrutano le vaste distese della matematica, fino all'orizzonte. Prediligono i concetti che unificano i nostri modi di pensare, e partendo da punti diversi del paesaggio riuniscono una molteplicità di problemi. Invece le rane vivono nel fango e vedono solo i fiori che crescono nei pressi. Preferiscono osservare i singoli oggetti nei loro minuti particolari e risolvono i problemi uno alla volta... La matematica è insieme grande arte e grande scienza, perché unisce la generalità dei concetti alla profondità delle strutture. Il mondo della matematica è vasto e profondo al tempo stesso, e per esplorarlo serve che uccelli e rane sappiano lavorare insieme"

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